I pro ed i contro del trattamento del cancro alla prostata

imredimLa maggior parte dei pazienti con cancro alla prostata, trattati con la chirurgia o la radioterapia, ha sofferto di disfunzione erettile e/o di incontinenza nei 15 anni successivi alla terapia. Ciò sottolinea l’importanza di valutare attentamente le opzioni di trattamento prima di stabilire il protocollo da seguire. Per anni, infatti, l’intervento chirurgico ha spesso comportato il danneggiamento dei nervi responsabili della funzione erettile ed urinaria del paziente. Ultimamente, invece, la chirurgia robotica ha permesso ai medici di operare la prostata senza interessare i suddetti nervi. Questa nuova tecnica è in grado di preservare nel 97% dei casi la funzione urinaria e nell’85% dei casi quella sessuale. Il paziente, inoltre, può lasciare l’ospedale entro le 24 ore successive all’intervento. Mentre in merito ai trattamenti la ricerca sta facendo grossi progressi, nel campo diagnostico il PSA e la biopsia continuano ad essere tecniche imprecise e poco attendibili. Ciò porta spesso i pazienti ad essere sottoposti ad interventi non realmente necessari. Poiché per ora solo la rimozione della prostata permette di comprendere con assoluta certezza l’entità della malattia, è fondamentale riuscire a sviluppare nuovi strumenti diagnostici grazie ai quali stabilire, senza alcuna perplessità, il modo migliore attraverso il quale trattare la condizione del paziente.